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La partenza, per un pittore di radice veneta come
Augusto Baratto, non poteva che essere nel solco
dell'Impressionismo. Così infatti è avvenuto per vari
anni. Il successo non è mancato al pittore di Robegano.
Del resto la sua formazione tecnica (dal lavoro
artigianale a quello più profondo di restauro dell'antico)
lo agevolava; e s'aggiungeva la formazione culturale,
avvenuta all'Istituto statale d'arte di Venezia,
con maestri quali Dinon e Bortoluzzi, oltre all'amicizia
di pittori del calibro di Marco Novati. La pittura fluiva
sciolta, brillante, nutrita da un ben calibrato gusto del
color tonale.
Ma questo non poteva bastare. Baratto ha guardato
a lungo verso artisti di calibro europeo. Ha ammirato
Pollok e Vedova, ma anche un maestro come Felice
Carena. Quindi nel 1974 è avvenuta la svolta. E' subentrata
in lui una pittura più concettuale, legata anche
al simbolo, e non soltanto alla piacevolezza delle
stesure cromatiche. Ad un corso a Lozzo, nel 1974,
egli presentò un brano composito, in cui al motivo impressionistico,
ben visibile in un riquadro, si sovrapponeva
un curioso, affascinante inserto con il collage
che alludeva alla confusione della civiltà moderna (la
scritta di un farmaco come il Viamal, nonchè una
moneta). Ecco che Baratto capiva in quell'occasione
il contrasto tra due mondi opposti: quello naturale e
quello artificiale.
Da allora è nata per Baratto una duplice strada, piena
di insidie ma anche densa di verità. Restava il gusto
per la bella pittura, ma esso veniva rappresentato
anche (in un bellissimo quadro) da inserti di elementi
strani come un collage di cerniere. Queste cerniere,
sostituendosi al colore tradizionale, non lo tradivano,
ma lo esaltavano. Un simile procedimento avveniva
in un altro quadro del 1974: una spiaggia in cui sulla
pittura bruna e densa l'artista aveva impresso le orme
dei suoi piedi. Realtà e fantasia si univano in modo
uniforme. L'inserimento di oggetti reali era oramai un
connotato di Baratto. Nel 1976 egli ritagliava a spirale
un barattolo di Coca-Cola, cui aggiungeva una
scatola di sigarette e un nero da tubo di scarico: il
tutto con una forte allusività alle corse automobilistiche.
Quel tipo di immagine corrispondeva del resto
al periodo storico degli anni Settanta, con l'influsso
evidente della Pop Art e quindi dell'oggettualità più
brutale.
Ma Baratto si accorse che quella strada poteva portare
alla negazione della pittura. Mi faceva paura -
racconta oggi - mi coinvolgeva troppo: dovevo smettere.
Da allora prese il via una tipologia libera, cui
l'artista si ispirava. E' curioso (e sintomatico) il fatto
che prendevano il sopravvento certe tensioni lineari a
spirale; e nello stesso tempo si imponevano paesaggi
e forme naturali di un ritorno all'Impressionismo. Il
motivo a spirale indicava una vitalità cosmica, oltre la
materia, mentre il paesaggio indicava un gusto per la
terra, quindi per una rappresentazione dei sentimenti
e, di riflesso, della cultura tradizionale. In sostanza
Baratto ha proceduto sempre più verso una libertà
che premeva dentro di lui, al di fuori da manierismi
e da ossequi alle mode. Semmai subentrava quella
contaminazione che è così tipica della cultura d'oggi.
Ne è un esempio un quadro recente (2001) in cui
si alternano parti a spirale, quindi piene di dolcezza,
ad altre fatte di linee spezzate, quindi di impianto più
duro, quasi espressionistico: all'interno di questa dicotomia
ecco apparire, accanto ad una grata dal crudo
simbolismo, l'immagine velata d'un Cristo.
Possiamo quindi dire che, oggi, la linea espressiva
perseguita da Baratto è quanto meno duplice. Da un
lato sta la rappresentazione (ed interpretazione) della
natura, intesa come ordine di vita materiale e spirituale;
dall'altro prevale l'emblematicità allusiva delle
azioni e degli interventi. Un quadro del 1983, per fare
una citazione, si ispira alla protesta inglese per una
base missilistica: non c'è la descrizione in se del fatto,
ma il simbolismo ce ne da cognizione. Vediamo
infatti un lungo filo spinato tagliato con cesoie: il varco è
sostituito da un intreccio (a collage) di fili colorati di
lana. Di contro stanno i tanti quadri che hanno per
tema la natura: gli ultimi, in particolare, pieni di vivacità
e di umori. In mezzo ecco le forme (che potremmo
dire astratte) a spirale: giochi formali ma anche,
contemporaneamente, metafore simboliche.
In fondo Baratto è anche, e soprattutto, un artista libero: in
certi momenti lirico, quasi ingenuo, ricco di fascino,
in altri volto a meditare sugli eventi anche drammatici
della vita. Il che ne sottolinea l'aspetto di attualità.
Paolo Rizzi - Marzo 2004
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