< Augusto Baratto, pittore >

L'orizzonte veneto di Augusto Baratto.
Travolti da una marea di nuove sperimentazioni astratte, alcune fortunatamente di segno positivo, altre contrassegnate dal segno dilettantistico e superficiale, eravamo impazienti di incontrare una buona pittura che continuasse, tra l'altro, il discorso e la tradizione della scuola veneta. Assenze e prolungati silenzi facevano temere infatti una dispersione di un patrimonio culturale che va oltre i confini regionali. Ed ecco giungere la proposta di Augusto Baratto, presente con un'ottima personale alla galleria San Vidal di Venezia, che ripercorre un itinerario della campagna veneta con toni struggenti e ricchi di autentica poesia. Baratto si riconosce in quella scuola che fu di Nando Coletti, Gino Rossi, Disertori, maestri a cavallo fra le due grandi guerre.
La scelta figurativa è la via obbligata per dare una maggiore dimensione plastica ai dolci declivi della collina euganea, alla pianura spaccata da borghi dominati dai campanili a punta di matita che, per la gente del luogo, rappresentano ancora un punto dintensa religiosità. Il racconto di Augusto Baratto si fa intenso e profondo, quando tenta di allargare la Vandea ad orizzonti senza confini.
Predomina il verde, simbolo della vita, chiazzato di ocra e di rosa, colori della terra.
Egli aspira intensamente questo humus; ne diventa anzi cantore, assieme ad altri pittori di borghi che premono alle porte della città serenissima, mantenendo, però, immutate le connotazioni del profondo Veneto.
Questa scuola di Noale rappresenta appunto una delle più significative novità della pittura veneta negli ultimi decenni.

Alberto Di Graci